Curiosità e tradizioni

Pronao della chiesa di S.Tommaso Tra le diverse valli comprese tra Imperia e Arma di Taggia , spicca, insieme a quella di San Lorenzo , la valle del Prino.
Modeste dorsali la delimitano rispetto alle contermini valli dell'Impero e di San Lorenzo, mentre il rilievo si fa piu elevato, superando i 1000 m di altitudine in corrispondenza della val Carpasina (confluente nell'Argentina), ove si trovano alcune cime ben conosciute, come il M. Faudo m 1149 e il M. Moro m 1184.
Proprio al centro della valle, nei pressi della confluenza del Rio dei Boschi (un modesto corso d'acqua che scende dalle pendici orientali del Faudo) nel torrente Prino, a 77 m s.l.m. si trova il capoluogo del comune di Dolcedo, il cui territorio si estende su quasi 20 Kmq.
Oltre al capoluogo, detto "Piazza" in quanto antica sede di mercato, tipico centro di fondovalle, il comune conta altri quattro centri: Isolalunga, poco a est di Dolcedo Piazza, lungo la strada proveniente da Porto Maurizio; mentre piu a ovest, sulla strada che si snoda verso il M. Faudo, si trovano Costa Carnara a m.186, Bellissimi a m.286 e Lecchiore a m.283.
Non censiti dall'ISTAT, in quanto contigui al capoluogo, sono altri due piccoli centri, entrambi di pendio: Ripalta, posta sul rilievo che digrada verso i due corsi d'acqua sopra citati, e Castellazzo che ricorda nel nome un antico castello, oggi scomparso, intorno a cui forse si sviluppo l'abitato medioevale.

CENNI STORICI

Ponte dei Cavalieri di Malta Dolcedo trae origine da insiemi di comunità insediatesi in agglomerati sparsi e in una fascia di territorio piu alta rispetto all'attuale nucleo centrale del comune, già nell'Alto Medioevo.
In tale periodo in tutta l'Europa mediterranea si assiste infatti a una emigrazione massiccia verso le campagne e a una crisi della vita cittadina e di costa.
L'insediamento di Castellazzo è un esempio di questo fenomeno migratorio.

La chiesa di questa borgata, già dedicata a S. Maria, e la piu antica del territorio e sorge forse per opera delle suore Benedettine di Caramagna (CN) presenti nell'XI secolo in quel di Porto Maurizio.
Tra le borgate alcune derivano poi il loro nome da gruppi familiari (es. Magliani, Trincheri, Orenghi), come si rileva già nel 1161 per i luoghi facenti parte del Terziere di San Tommaso: Isola Longa, Piazza, Rivalta, Case dei Giordani, Costa Rossa, Ville dei Bensi, Boeri, Magliani, Orenghi, Lecchiore, Bellissimi, Ascheri, Trincheri, Talloni, Genovesi, Airenti, Longhi, Castellazzo, Costa Carnara, Cravi, Stonzo, Case dei Sciorati, Pietrabruna.
In seguito i ceppi familiari si organizzano talora in consorterie o associazioni, che prendono il nome di "Parentele". Queste organizzazioni erano, fra l'altro, vere e proprie istituzioni di previdenza sociale: concedevano infatti prestiti e dotazioni in denaro per le spose, figlie degli appartenenti. Nel Medioevo, Dolcedo è un feudo dei Marchesi di Clavesana.
Nel 1103 il vescovo di Albenga cede la chiesa di San Tommaso ai monaci di Lerino, fondatori di un monastero, nell'anno 410, sugli isolotti di Lerino, situati nella baia di Cannes. Dal XII secolo in poi e, proprio grazie all'opera dei frati, ha inizio la diffusione dell'olivo nelle campagne del comune; la coltivazione diventerà massiccia nel XVII secolo.
Questa rivoluzione agricola e paesaggistica favorisce e accelera lo spostarsi in basso dell'insediamento di Dolcedo: si costruiscono infatti tanti frantoi ad acqua e per questo il richiamo delle acque dei torrenti si fa pressante. Numerosi frantoi sorgono lungo il Rio dei Boschi e lungo il Prino, dominato dal Ponte dei Cavalieri di Malta (1292) che unisce comodamente le due parti del paese.
Nel 1161 il Terziere di San Tommaso, che, con il Terziere di San Maurizio e quello di San Giorgio di Torrazza, costituisce una circoscrizione amministrativa, si affranca dai Marchesi di Clavesana che però mantengono possedimenti e regalie sul territorio.
La cappelletta di S.Brigida Nel 1228 i feudatari vendono i diritti su Dolcedo alla Repubblica di Genova che sta assorbendo il Ponente con una accorta politica, fatta piu di acquisti diretti o indiretti che di guerra.
Nel 1238 Porto Maurizio insorge contro Genova; il Terziere di San Tommaso non partecipa alla ribellione.
I padri di famiglia si radunano nella chiesa parrocchiale e firmano un atto solenne di autonomia, creando un nuovo gonfalone cittadino.
La repressione genovese è pesante e ne segue una sudditanza che dura fino al 1613. In tale anno la Repubblica di Genova, riconoscendo la fedeltà degli abitanti del luogo, concede al Terziere di San Tommaso, cioè a Dolcedo, l'autonomia amministrativa. II comune diventa gradatamente il centro economico della Val Prino; fra l'altro la struttura sociale ed amministrativa può anche contare, già dal 1505, su un Monte di Pietà, fondato dal frate domenicano padre Agostino da Savona.
Nei carruggi vengono ad allinearsi diverse botteghe con la caratteristica porta che fa anche da banco per la vendita. Non ci sono vetrine ma tutta la merce e esposta fuori; fra le varie cose spuntano anche le pezze di "arbasino", .un rustico panno di lana, tessuto localmente da famiglie del posto, come i Gazzano del XIV e XV secolo.